PARTECIPAZIONE AL CONVEGNO
"CANTIERI DI STORIA"


AIRDanza ha fatto circolare tra i soci fondatori una call for papers diffusa dalla Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (SISSCO) e volta all'organizzazione del convegno "Cantieri di Storia", primo incontro Sissco sulla storiografia contemporaneistica in Italia, in collaborazione con l'Università di Urbino e l'Istituto di Storia "Fabio Cusin", svoltosi ad Urbino dal 20 al 22 Settembre 2001.
Grazie all'adesione di un buon numero di soci, AIRDanza è riuscita a proporre un'intera sessione dal titolo La dialettica corpo/macchina nell'arte del movimento del XX secolo, coordinata da Eugenia Casini Ropa e Patrizia Veroli che è stata accettata dal comitato scientifico del convegno e inserita nel programma. Riportiamo qui il programma della sessione e gli abstracs delle relazioni previste.
(Per informazioni sul programma completo vedi:
http://sissco.iue.it/attivita/sem-set-2001/convegno-urbino.html)

La dialettica corpo/macchina nell'arte del movimento del XX secolo
L'arte del movimento ha conosciuto, nel XX secolo, una riattualizzazione in termini di valenza culturale così come di forme e contenuti, che l'ha vista al centro di una riflessione centripeta e centrifuga sull'uomo moderno e sul suo corpo. In questo secolo la danza può essere assunta come osservatorio sperimentale privilegiato e punto di incontro e scontro delle linee di pensiero avanzate sul movimento, l'espressione e la comunicazione corporea derivanti dalle arti, dalle scienze umane e dalla filosofia. La ricerca di una nuova organicità totalizzante dell'essere umano e della sua più completa efficienza nella esteriorizzazione artistica dei contenuti interiori della danza conduce ad una costante dialettica tra natura e artificio, tra biologia e meccanica, tra uomo e macchina.
Nell'intento di esplorare questo particolare ambito relazionale, che ha profondamente segnato la storia della danza e ha contribuito ai mutamenti nella concezione del corpo nel Novecento, si propone un nucleo di sei interventi correlati.
Partendo da una sintesi storica complessiva del rapporto novecentesco corpo/macchina visto nel suo rispecchiamento nell'arte della danza, si passa attraverso una riflessione critica sul panorama attuale degli studi in merito, per giungere ad esemplificare alcune delle principali problematiche connesse al tema. Al centro dei tre interventi focalizzati in questo senso sono le figure dei due maggiori protagonisti della sperimentazione moderna del ritmo e della danza, Emile Jaques-Dalcroze e Rudolf Laban, e di un interprete del rinnovamento della danza accademica, Victor Gsovski. Si evidenziano così gli slittamenti ideologici e le intime contraddizioni formali di un'arte del movimento in bilico tra un ideale di naturalità tardoromantica e una pratica di tecnicismo modernista, vista nella sua interazione con le vicende politiche e sociali contemporanee.

Eugenia Casini Ropa, Dalla meccanizzazione dell'uomo alla umanizzazione della tecnologia. Peripezie del corpo e della danza del XX secolo
Francesca Falcone, Il rapporto corpo macchina nella danza classica attraverso l'insegnamento del maestro Gsovsky
Susanne Franco, Swing e ingranaggi. La danza libera di Rudolf Laban dalla Germania weimariana all'industria inglese degli anni '40
Patrizia Veroli, Corpi docili/macchine di guerra. La metamorfosi della ginnastica ritmica dalcroziana dallo stato liberale al fascismo
Marina Nordera, Per una storia della danza come storia culturale del corpo

Sommari degli interventi

Eugenia Casini Ropa
Dalla meccanizzazione dell'uomo alla umanizzazione della tecnologia. Peripezie del corpo nella danza del XX secolo
Se nei primi decenni del secolo l'uomo, alla ricerca di una perfetta biomeccanica dell'espressione corporea, gareggia con la macchina introiettandone idealmente le qualità energetiche e cinetiche, negli ultimi decenni lo sviluppo delle tecnologie più avanzate pare invertire questo rapporto. Il mondo della tecnologia digitale, dematerializzando il corpo biologico, ne assume le leggi e le logiche di funzionamento per la creazione di modelli virtuali che trovano di nuovo un ambito di analisi privilegiato nell'arte della danza e nel suo dinamismo metacinetico. La macchina si "umanizza" e si antropomorfizza proponendosi come creatrice di un nuovo spazio-tempo che il corpo danzante è chiamato ad abitare per il futuro.
L'intervento traccerà una sintesi storica del fenomeno visto nei suoi riflessi sulla corporeità e l'estetica della danza del Novecento.

Francesca Falcone
Il rapporto corpo-macchina nella danza classica attraverso l'insegnamento del maestro russo Victor Gsovsky nella Berlino degli anni 1926-1936
Il mio intervento ricostruisce la didattica del coreografo e maestro Victor Gsovsky (1902-1974) a Berlino negli anni í20. Gsovsky proveniva da una Russia fortemente imbevuta di fermenti rivoluzionari in cui unì agguerrita generazione di registi teatrali e coreografi (tra cui Mejercholíd e Golejzovskij) andava sperimentando una nuova qualità "eccentrica" di movimento che integrava la danza classica spogliata dei convenzionalismi tardo ottocenteschi. Il suo insegnamento sviluppava nell'allievo la massima prestazione dinamica del movimento con il minimo dispendio di energia muscolare. Egli mirava ad un corpo-macchina vibrante e scattante nell'ampia escursione spazio-temporale del movimento.
La ricostruzione storica di questo periodo è stata illuminante per sagomare la figura di un grande artista, che più tardi a Parigi e poi ancora in Germania, si applicò al rinnovamento della danza classica, nel segno della espansione del movimento, analogamente a quanto nello stesso momento accadeva negli Stati Uniti ad opera di un altro grande coreografo russo, George Balanchine.

Susanne Franco
Swing e ingranaggi. La danza libera di Rudolf Laban dalla Germania weimariana all'industria inglese degli anni '40
Difesa del corpo "naturale" e accettazione della tecnologia, liberazione e taylorizzazione del corpo rappresentano due facce di uno stesso processo di modernizzazione che permeò a fondo anche la danza libera, nata in Germania agli inizi del '900 in seno al "Movimento per la cultura del corpo". L'intervento analizza i presupposti teorici della danza libera di Rudolf Laban -padre spirituale di questa nuova arte- che durante la seconda guerra mondiale, di fronte al problema di dover sostituire nella catena di montaggio gli operai in guerra, fu assunto come consulente di ergonomica dalle industrie inglesi della ìMarsî per trasformare la mano d'opera femminile in efficienti operaie. Grazie all'educazione impartita loro dalla danza libera che sensibilizzava all'esecuzione di ritmi diversi, e dunque sia quello naturale del corpo sia quello artificiale imposto delle macchine industriali, le nuove operaie riuscirono infatti a salvare la produzione dimostrando nel contempo il grande potenziale applicativo della nuova danza.

Patrizia Veroli
Corpi docili / Macchine di guerra. La metamorfosi della ginnastica ritmica dalcroziana dallo stato liberale al fascismo.
L'Italia non è rimasta immune agli insegnamenti di Emile Jaques-Dalcroze, il musicista austriaco di formazione svizzera che teorizzò e sperimentò una ginnastica ritmica come ausilio alla comprensione della musica. Formidabile palestra di creatività in anni in cui le avanguardie della danza moderna europea cercavano nuovi strumenti operativi con cui rivoluzionare anche il rapporto tra il movimento e la musica, la ginnastica ritmica fu introdotta in Italia con difficoltà, in quanto si scontrava con una concezione dell'educazione fisica finalizzata, per un verso all'igiene sociale e per l'altro alla formazione militare. All'interno della nuova cultura del corpo varata dal fascismo, la ginnastica ritmica venne recuperata e applicata su larga scala per l'educazione della gioventù. Così, da sonda per la riscoperta e l'affermazione della libera individualità, il ritmo diventò garanzia di docilità del corpo e "sincronizzazione affettiva" (Miotto) nei riguardi del Duce.
Il mio intervento ripercorre le principali tappe della penetrazione dalcroziana in Italia, nonché i tempi ed i modi con cui il fascismo utilizzò la ginnastica ritmica giungendo a quegli spettacolari saggi ginnici di pulsante e matematica precisione in cui l'individuo era ingranaggio anonimo di una nuova estetica della guerra.

Marina Nordera
Per una storia della danza come storia culturale del corpo
Fino a tempi recenti la storiografia della danza in Italia ne ha privilegiato lo studio come arte visiva in riferimento a eventi spettacolari e figure di artisti di spicco, mostrando nel complesso la tendenza a vedere i processi e i cambiamenti in corso come tutti interni alla storia della danza, storia tra le storie invece che storia dentro la storia. Altri sguardi su altre fonti conducono alla consapevolezza che in epoche e in luoghi diversi le culture di danza si esprimono in modi e forme diversi a seconda delle strategie politico-culturali delle istituzioni nel regolare pratiche e consuetudini che, a loro volta, determinano i mutamenti nei gusti della società. Passi significativi verso una storia culturale della danza sono stati compiuti grazie agli studi sulle tradizioni popolari, agli strumenti di indagine offerti dall'antropologia culturale e sociale e alla centralità data al corpo da Foucault, dal femminismo e dagli studi in genere. Queste nuove prospettive di studio hanno ricollocato la danza, intesa come forma espressiva, all'interno di un sistema culturale rivelandone il ruolo di elemento dell'interazione sociale strettamente connesso ai programmi educativi, alle pratiche di conservazione della salute, alle dinamiche di genere, agli indicatori di status, all'addestramento militare e all'eucinetica del lavoro.